| | Home • Su • Kon Tiki L'ALBA DELLE CIVILTA'
Incas, Maya, Aztechi: dalla loro scoperta - e distruzione - da parte dei conquistadores spagnoli, popolazioni leggendarie che non hanno smesso di affascinarci e sorprenderci… innumerevoli misteri si nascondono dietro i resti muti ed enigmatici di queste civiltà perdute.
 Ciò che rimane delle civiltà precolombiane - pochi frammenti leggendari da un lato, splendidi resti architettonici dall’altro - suggerisce da sempre due questioni, tutt’ora irrisolte: quella della loro origine e quella dello straordinario grado di avanzamento scientifico che tali civiltà sembrano presupporre. Accanto alle teorie più o meno provate scientificamente, non sono mancate le ipotesi più "ardite": visite di civiltà extraterrestri o continenti inabissati in età antidiluviane.
 Numerosi gli interrogativi: come si spiegano, ad esempio, certe concordanze nei miti e nei culti diffusi di qua e di là degli oceani, certi sorprendenti parallelismi, ad esempio con la civiltà egizia, o nel campo dell’astronomia, che permea le tradizioni religiose nei due diversi continenti? Prendiamo ad esempio il racconto - per noi biblico - del Diluvio Universale. Non è solo la Bibbia a narrarcelo.
 Una leggenda analoga è presente – con una corrispondenza nei dettagli stupefacente - nei miti di civiltà lontane tra loro nel tempo e nello spazio quali Sumeri, Cinesi, Celti, popolazioni polinesiane e Indiani d’America.
La leggenda azteca è praticamente identica alla versione della Bibbia: un uomo e sua moglie, su indicazione di una divinità, scampano ad una catastrofica inondazione su una barca, finendo incagliati in cima ad un monte.
In una versione meno solenne, di origine colombiana, il Diluvio è causato da una lite coniugale: una moglie gelosa provoca magicamente l’inondazione e tocca al saggio marito portare in salvo l'umanità. Entrambi ascenderanno al cielo: lei non è altri che la Luna, lui diventa il più grande degli dei.
E' davvero sufficiente la spiegazione secondo cui l'intelletto umano giungerebbe alle stesse raffigurazioni del mondo e dell'universo, anche nel caso di popoli diversi, e completamente isolati fra loro?
Oppure e' piu' credibile l'ipotesi secondo cui fra genti diverse e distanti si sarebbe stabilita una qualche forma di contatto, una sorta di ancestrale comune esperienza, magari non ancora svelate con i metodi della scienza classica?
I tentativi di spiegazione hanno anche seguito le più bizzarre vie dell'ardimento e dell'avventura.
 Negli anni Cinquanta il norvegese Thor Heyerdahl, sull'ormai quasi leggendaria Kon-Tiki, zattera costruita col papiro, attraversò l'Oceano Pacifico con l'intento di dimostrare che elementi della civiltà Tiahuanaco si erano spinti dal Perú fino all'isola di Pasqua e ad altre isole della Polinesia.
Indico' come prova una supposta somiglianza tra le sculture di pietra di Tiahuanaco e i busti giganteschi dell'isola sperduta nel Pacifico.
Analogamente, c'è chi ha voluto dimostrare come gli Egizi avrebbero potuto attraversare l'Atlantico ed esportare la loro civiltà in Centro America, i Maya non hanno forse costruito le loro piramidi? Altri hanno individuato nelle statue tolteche di Tula, in Messico, la raffigurazione degli antichi governanti di Atlantide.
Alti quasi due metri e mezzo, sarebbero stati visti come semidei dagli indigeni (erano dotati di poteri paranormali), ed avrebbero portato la loro civiltà, oltre che in America, in Egitto e in Britannia.
I Maya dello Yucatan sono noti per le avanzate e raffinatissime competenze astronomiche, riflesse negli imponenti resti architettonici. Quale fu la tecnologia utilizzata nella costruzione delle piramidi? Furono intelligenze non umane (sovra-umane?), provenienti da altri pianeti, a trasmetterla ai popoli indigeni?
Le prove più spettacolari ed eclatanti di una incursione "extraterrestre" nelle Americhe rimangono comunque le celebri figure stilizzate di animali nella piana di Nazca: visibili solo dall'alto, a grande distanza, la loro realizzazione rimane inspiegabile. E' innegabile che esistano luoghi della Terra - magari lontanissimi fra loro - in cui appaiono residue testimonianze di un comune passato, di un'unica storia: da Tiahuanaco in Bolivia, a Giza, "la porta dell'aldilà" per gli Egizi, da Machu Picchu, la città sacra degli Inca, a Angkor Wat in Cambogia, dalla piramide a nove gradini di Quetzalcoatl-Kukulkan, dedicata al dio serpente piumato del Messico, a Stonehenge in Inghilterra.
Una comune civiltà perduta, risalente magari ad un’età preglaciale, di cui le grandi civiltà antiche sarebbero i resti?
Forse. Ci sono luoghi, nei quali sembra intuirsi la presenza di un perenne ed insondabile mistero: magari non saranno le astronavi aliene, ma solo un ardito volo dello spirito, un tentativo di confronto dell'uomo, agli inizi della sua storia, coi grandi misteri della vita, della coscienza e della morte.
Molti luoghi misteriosi dell'antichità, coi loro paradossi archeologici, non sarebbero altro, allora, se non i multiformi simboli di un unico grande mistero, il residuo materiale di un anelito religioso comune all'umanità, all'alba della storia. Kon Tiki |